La distanza logora. Sono questi i fatti che turbano lanimale dalle
larghe zampe che si perde nella competizione fognaria dettata dal rancore
primigenio. È il fanale che turba la psiche, è il sapere
che il cloro nella gola dà quel sapore di dolore del costrutto
preferito dal vecchio lavoro che fa spaccare la schiena al contadino,
che è ON AIR ora. Che si dimena con successioni arzigogolate che
fanno bene solo a pochi anche lui era abissale. Strilli striduli
di corde ambasciate che risuonano nellimmensità di una notte
di tamburi e di flauti. Voci esotiche intramezzate dai minisuoni del periodo
delle sanguisughe. E il pensiero struggente di un finito indefinito che
è James nella sua prima vivanda, che rulla. Ora cè
il suono poderoso di accordi fantasma e di cuoio sbattuto. Larabo
compensa gli scompensi armonici di una cassa di risonanza. Il positivo
ribatte, come Tobia. E il ritorno avviene in tutto il potere bitonale
del bitume, con tentativi di raggiungere le stelle cristalline. Scatola
di musica che concilia le notti insonni di un infante fatale. Il fante
che si sposta sulla scacchiera a dispersione del mondo, pericolo del po
di gomitoli in gola. Improvvisamente, fuori dal colore dello schermo di
morte firmato Cancelli, a guisa di lune, ci viene il singulto ritmato,
e ci piace. Sta bene, come dice Agostino, e le pellicole artificiali lo
riflettono, come cercano di farlo gli esseri volanti extraterritoriali.
Il potere dellinquisizione è notevole ora, e dei circuiti
fumanti. Poi i complessi batterici, i lead multiottava; la spasmodica
del silenzio poi infranta. Lorchestra che risuona nel timpano. La
cavalcata liscia anche. Poi cè un ictus: qui senti i presunti
prodotti dellarea del sessanta meno nove, poi niente, calma liscia
di una voce di donna. Muse folk, grande influenza, quella là del
gran castello pure; magari commensali. The End per questa. Bulgari battenti,
chiudi lattrezzo, rolla. Forte blu, poi leitmotiv di corde al legno.
Carne adiacente. Sbavature metalliche dintransigenza. Pane salato. Pizza e aceto. Il martello scolpisce la tradizione di nervi, la neve scende piano nella cuccuma dorata. Il pollo sedentario prende il tradizionale croccante colore nella sfida. Suono di retrovia metropolitana, grande città elettrizzante, ghiaccio che cola. E come se il corno copia dinsicurezza. Tranquille sonorità acquatiche, che ricordano il fresco della tagliola boreale, o la landa delle gotas del premere giù. Ricordo facile del materno bolide blu boreale, sfrecciava nei raggi solari come arco di trionfo, mentre la danza cresce e a colore di mostra saggiunge colore. Sembra il ponte porta doro, più in basso un cantone della strada con sedie di paglia. Bassa la cappotta sta, mentre leffetto casa verde dilaga, e mi fa strada, e mi fa sta. Volume maggiore nella giornata di Noè, in senso non antidiluviano, con lettere di legno. Siamo al verde ma passeggiamo nella ghiaia, e sentiamo lodore del Gange che depone le uova nella melma. Con lapparecchio di luce, immortalare il diem del falso alemanno tra falsi altrettanto. Hot dog sereni prima del cane cascato col qualcuno chiami col trattino al mezzo, con le stelle cadenti. Che non è roccia rana, che non copula di nero. E ti piace Brandeburgo che ti fa risparmiare la bolletta, grazie alludito di un animale imperfetto. Facile truccare le menti con i visionari, i veggenti e le fallate. Difficile farlo con la bile comune sugli sci. Ovvero scheggia, il vero male, si conficca nelle carni come ago rustico, è pensiero di riporto agli algoritmi in tempo musicale reale; ma è anche di giornata strana, della infante della vitamina C, esposta nel canale del corvo senza n - casualità tipo Adriano. E prima ancora, le fatidiche fatiche del settembre in giallo, il tempo sereno degli urli tracciati grazie allequipaggio futuristico. I bei tempi andati del grabar con metri vu non di dita, del garage nella notte di menta, fatta di modica festa a lume di spotlight ; il ritrovo imbarazzato dietro allo strumento che si fa grande al maschile, secondo il parere di una penna. Una corsa nel vuoto paesano, a frotte si ritrovano prima delle frasche. Come le giornate della strana ricerca dellugola nera. Un tegolino prima di mettersi in marcia, tra i tubi che lasciano la mano nel metallo, per ritrovare, con scarpe di loto, lo zucchero in coro. Lambda verde in tranquilla acquatica. La voce folgorata che distrae la carambola di corde al legno. Riporta ai tempi della marina, fatta di gettiti, di prestiti. Lo spurgo albanese intossica poco intanto. E più pensare mercato che gelato tagliato alla spuma marina. E il negozio contro bianco, inverno passato a schioccare dita, a mangiare pece e bitume a tahiti. Carina, vascello, carena, bordello: eppoi è giorno di festa, fatto di flauto, ti intrecci al collo il cuoio sferico. Ti piace la telematica. Ti va di bere cemento. E stato da Campanelli,si è fatto lobotomia, sì bene. Che ne dici di una cartella vivente, di blu splendido alla luce dellinfinita maestà doscuro, elegante messaggera della fine prevista, distratta dal goliardico e dalla mancata vista, fatta del ho finito in terra alemanna senza essere, senza attoni. Arriva la piramide che impegna lo scriba e il non libero ad affastellare i prodotti terreni di fornace, arriva il treno daria solare, successione ritmica alla mortadella, schiaffeggiati. Arrivano gli urli del tracciatore di urli, agente secreto dalle tavole bollettino col chiodino. Evviva è festa ancora, le scatole cineree e il ghepardo vitale danno le loro più svettanti forme a vita, e obliano ancora il male che è. Mormorio di montagna di pietra roccia. Sospesa, placabile, alla scoperta del circolo sotterraneo di gomitoli, che è fiocco blu, che è piacere di stare alla maniera del sacro a riposo, il profano in latenza non forzata. Balla suocera che questo è il tempo giusto, che non ti sia tarda a venire loliera ordinata tramite Postalmarket. Il vezzeggiato organo si dimena nel fascino primordiale, ma dura poco xché lasma ribatte con la potenza del credo. Tacchete tàcchete è il lieve rumore, tramezzino è agonia piove. Prova a credere in Giorgio, che è Jessica, che è osmosi col cuore. Prova a ritornare nello stivale funebre, dai segni riconosci le fondamenta, ancora di porta di stelle. Frattanto. Poi il vino è supremo, lava come non mai, anche se non ne riconosci la melma nordica, ma se ne riconosci nero ti amerai. Molluc con il piccolo computer dallaspro, il sapore di fragola sopranista. E questo il millepiedi con le bestie da soma? E con questo che mastico al grezzo la piazza, ti sbatte come non mai, e a loro piace applaudire alle forsennate. E crema sinaptica questa, al palato è vero sballo. Lo spurgo del Niger ritrova linquietante sequenza masticata, di sandwich a campi vecchi, distanza grande, pieno strumento, non logora. Tra le righe, telefonami, tanto saprai cedere ai cereale più l di poche ere. Occulta manifestazione di bestia umana, seguita dalluniverso schiuso dalla voce de Re cisa. Controllo armonico completato, nessun errore rilevato, per preludio di fantasmagoria. La farandola di coriandoli color seppia, la farina di uomini pesce. Lead multiottava più bella di tubulo promettono magnificenza. La signora falco o toro, dei signori e non delle comuni colombe alate più h meno n, è lassista, ma intanto se ne sentono di urla nere. E il clarinetto dellisola proprietario insano ci sta, mi chiede lumore, ne rispondo con i miei tarli. E se fosse una grande fregatura, che ci sta a fare loverdrive, e ladrenalina di questi qua, e le gocce di sudore di un abissale, pieno vuoto, che gomitoli, che roba strana, questi qua. Arguta manifestazione di disperazione. Abissi. Scivolone sul logos mondiale, porta a scoglio di scaglia di mare. Sonoro da letto pensile, con persiani ligi alla costruzione del frinire argenteo, e dellarena allegata. Ti perdi nel canyon, fatto per resistere agli urti di una cassa grande, della nuova boss, Tom. Lacqua sciorina, e tu ti effondi nel vuoto di una buona marina, mentre la sequenza ribatte, con il potere del colore dellebano. La foga elettrica del silicio in uragano, le corde lignee ritrovano il companatico, leducata striatura del negozio pomeridiano. Di che pasta sei fatto, Cosmo? Mostraci, negli astri la richiesta è riposta. Se ti vedo con locchio, latro mi sconfigge. Else se ti vedo, allora disarmante. Alla madre del colore il botto della novità superba. Fuggire nel cristallo di ghiaccio, platinato di neve, con rotore. E questa che il vecchio campo traspira, non siamo agli aeroporti, lazoto è naturale e no al nucleare, qui siamo alla resa dei conti; lesempio basale dellequipaggio del futuro, altro ghiaccio alla deriva dallantartico, fenomeni di ipertermia di crosta. Lodore di legno nelle stanze regie, la calma aspirazione di un principe del destino: la magia di un bicchiere di vino, e del fuoco. Fanfare annunciano il lieto giorno. Oggi in cucina abbiamo corde soffiate di criolina, coro di mogli nello stagno primario. Allo stadio primario. Ma se piove è fatica a vuoto, xché sprechi i malleoli al fatal tocco di un granito articolato. Granularità di pasta al notaio, chiamarlo. Rlo. Il taglio dello spento è leffetto qui e la febbre di quenza modificata allo scopo, con strutture. Troppo grano nella guarnigione non basta a scongiurare lattacco di fiaccole di bava. Se sente la corda, sente anche la filistea. Richiedi doglie per cuore molle, mutilato come la canapa al sole bagnato. Perché il sereno non viene senza ottone, e se ne va con le mele dautunno. Brutto affare la fine del contratto comico per rimedio, il maestro dei giochi se ne va con la carica di bromuro. Diverse dita sfiorano le labbra per la creazione del frullato vocale, e varie vite si intrecciano per la catena di odori. E in questo centra Giano e i suoi propositi nel regno delle borse di pipe fatte a sua immagine, fatte per resistere alle corde lignee, fatte per divorare il vacui. Collassare in bello. E ora del granito giapponese. Dellaria violante una carne in sospeso, ti entra nel timpano per offesa per sforzare una costa. Per vivere allastronave per recidere cane per chiedere alla madre dellUranio il suo parere sulla globale dolmita. Per il granito ci passano bionde dimore di cangiante splendore, di accogliere il primo nellantro. E se alla contro barito centrale credi, barrito rimedi, medita. Se a Giorgio rubo una mela, non la tiro al vento; gioco come il bambino, perché credo nella vitamina del limone, anche se lei non crede, come fanno le starne . Gremita virtuale, speranze delle, mai sopita laspirazione di struggersi nellacqua boreale. Perciò osservi la camera mambo. E di qui, in tutta tranquillità, rivedi Giorgio, che xilofona la merenda stagnola, fatta di panino col prosciutto e succo di frutta alla pera. Ciao Giorgio che frequenti il nido, come stai, come vanno i possedimenti in Borgogna. Ma io preferisco un bel Chianti dannata. Te lho mai detto di come la vita è limata con la falce, e di come il flutto insensibile di un urto in pelle Cambogia possa derivare il bolide. Sappi che conto sul tuo cavalcare, non sei nato per stare imbrigliato: addio , Giorgio. Se ne va alla dimora del Nali, fatta di spotlights luminescenti, e di baratro in acqua con riflessi di verde e azzurro, nel mormorare di foglie che ballano la salsa. Non era nato folderato, ma nacque. Cè interferenza, sincronia di onde radio nella fontana modica di un bagno turco fuso al reverso e lasciato sfogare; la speranza di gradire il futuro, la futuranza di una speranza gradita. Lo zimbello, caprone, che si rinfaccia il bozzo del fegato marcito, buzzigaglia, si rinfaccia lo stornello tradito, il martello sul dito, il fico, tirotiro, tutto quello che ti fa grande, che va bene, che io intanto ci aspetto il tempo che vuole lei, che io no, non ti va. Le chitarre truculente, varie e belle, le corde lignee a volta sopra al lento. Nello Zoo non trovi sci delle assicurazioni se questo allora truca sennò truncare allora vero forse salve, burumbao. Pistolare di un tralumba accurato, tirato come non matto, anche Petrini ce la fa, dispero como grande toro. Ritrovi negli archi sestati, nella pace di candele e di incenso, nel quadro dipinto di farsa, paradossale, del mangiare un eguale per non trarne malanne. Linvenzione che fa distrarre, che fa disputare nella scacchiera del mondo (a dispersione) le mammelle con laceto balsamico, e il castrato della cena. Ma nel cillare fuori non cè male, se non ne fai una ragione di vita, se non sei scioperi senza er con h. Se lalito cattivo non prende il sopravvento saprai come digerire la fortuna, come dirigere i polpastrelli, come chiuderli e farci il crostone, i vari trucchi del mestiere. Ti piace evidentemente la campagna brulla, fatta di marrone, di giallo, di rodeo, tutto sto qua, nel buono di tirintintìn. Morfeo delizia gli astanti con lanalcolica. Preludio di vanghe solari, trillo di ganasce, fino a sera Serafino rimette in ordine le falculate. Quel rosso vi stringe, vi trova in fasce prima ancora dello scontro furibondo. Che è miscere un pasto lento, fatto di peli di sangue, con la pietra focaia del Pilt, davanti a un bicchiere di felpa. Calcutta fino allultima goccia. Auscultazione di tenebra. La plastilina si modella con il verde, il mediocre oro sta. Infilzano coltellate daria, nel fruscio dellamico del vecchio campo, e non si squaglia la cera del deposito gutturale, già in crostone atavico dal male del vomere. Che è il rigetto di zolle di terra mal tagliate, rigurgito caustico della scimmia bipede tendente al bianco. Perciò Io rifulgente do adito alla perpetuazione della progenie, la linea dinastica scevra dai pensieri declinati in comune. Brindo al gran botto, alla pulsione invisa, al fanale che non turba il bypass coronario, alla mano petulante del galbano umano (la gommoresina del lupo), al seme di anni di liceo pastrano, col guarano che ribatte, allo scalar delle vette, allo scadere cronico, ogni volta allo sfondare la dogana, pensiero struggente, che è il fallo eidetico, il nous negato, il male del fato, allo schianto di una crata per strisciare in un flutto, in una pianura abissale, la palude salmastra, verde al tatto col tampax solare. E duopo la trasfusione per un verme di categoria, scalfito dalla materia e dalla sintesi, in breccia parallela al moto della cistifellea. Corpus di melodie bariche contro infanti vaganti, linfrangibile osso verrà spezzato dalla culminante, la crudele mascella buona per lo strappo carnivoro diventerà gran trofeo per il zeropiedi del contro putrefatto, il suo magistero nel negozio catartico pomeridiano. Contro i cretini il non costruirà passaggi di tempo, distanze incolmabili, preludio dante agonia. Contro i cretini si ergerà il g-rido, a favore dellabissale. Farà ariete dello scacco morale pel cuspidato, pel pelo diviso, baluardo pel presa chiavica di chiavistello. Farà col piffero ragno grande letamaio pel rally cross di sementi per Samantha con o senza la h. Farà sfarrato pel posteriore,lo sfegatarsi per linserzione del pescato in buco silvestre,che è però bon officio. Crai ci saranno zone off-limits per uomini non abissali, causa sottrazione dacqua negoziosa. Crai ci sarà legna da fissare nel cratere nucleare di un cuore animale. Prosit. Lui vede. Eleonata solforata. La panacea pel fervore baritono. La frattura zeologica porta a crisantemo crostata, il calco si dimena delle sue più svettanti spettanze. Un fariseo instilla odio nellanimo di cavalletta, lattesa si fa dimenante nella sudicia consuetudine di giornalieri. E il pracco soldo a priori, è traversa squillo di città basse. Cita bassi del precursore del nord. Una stonata in un discorso che fluttua norvegese, che essi scorazzano pressoché intoccabili. Essere petulante non esclude un peto coram populo. Il pesto si gusta pestandolo. Hasta luego. Colli fatti per non essere tirati. Rigore dei filamenti tesi al legno che scandiscono la maggiorana. Il verde in culinaria sta bene e dieta con la tradizionale di colazione, la trazione della cena in bytes. Chi la fa è spinto da singulto dottone, fervore di saliva al metallo, superficie lucida per impiastri dannata. E qui che la ruvida mano agricola, spoglia, callosa e netta in marda. Ti puoi fare qui allepos del potere, la tragicomica (tracci più di coma) storia di filamenti che copulano. E strano come il legno e il piccolo costruiscono le loro manie auree, di eleganza, sempre, eterna lussuria di polvere per scrigni in resina. La polvere che ti ci cremano, la crema di ghiaccio alla crema. Poi corteccia di squillanti trafitti dal tragitto traverso, lacume e no perché la distanza logora. Ti addentri nei meandri del natale, fatto di megalopoli, babbo natale senza mazza, mazzacavallo, altaleno un clima da ghiacci di crostone. Abissale che ribatte, armonie per la polvere verticale, pel cuspidato, pel fato, per il pronao costolato da speranza pelata. La chiesa non è distante quanto sembri, entrare fa strano, uscirne poco alla mano, dalla mano di un caimano che mi risulta essere prolito napoletano. E la fine, antistante alla futura primitiva furia. Intanto definiscimi Morfeo, o la pietra lavica con argilla modellata in basso, con baratri. Per gli ingredienti aggiungi 300 grammi di corde lignee, minuto, una gita italiana, al sole iperuranico; definisci voce, voce uguale bella, definisci mantra, canguro, marchetta, metallo, o una francese mozzafiato, acqua che lambisce il cemento. Ritrovo al dungone per liane, scale di canapa che si distruggono al sole passo. Ora la sequenza inquantizzata non rientra nelle dita, sfugge alla comprensione del calcolo egualitico. Ma ti scaccia bene, la corda tirata più degli altri, la morte di Morfeo, lo stand-by del, il nuovo negozio per neon a broadway, il catarino. E la fistola, rintracciare la mezzanotte in uno sporco bagno dautogrill, tracciare la via per la Luna con un compasso arrugginito e sporco di olio di soia, sporco di liquami, dellumore del solco nelle dita pel corda lignea, pel incontro di pelle, pel lavoro fuori in una città di fogna, per te tutto, è il mandarino che si sta elevando come il cane di quando in quando. Un forestiero che chiede la via a un demenziale, è la partita del regio solame. E la casistica che non porta, rifugge, ti piace perché affiora nelle menti dei non credenti. La disfatta. Non vince la coramina al limone, bensì fiele. Strano per abisso, non esecrabile in un contesto di fame. Coro copioso di romantifilm anni 60 , cordonatura per pube. Oceano in bubbole in blu. Apertura alare di un fiammeggiante. Richiami lo spirito dei padri , richiami linfante in fasce di resina flamboiante. Troppo è labisso per la purezza di un fiotto reciso. Troppa è la creatina in un mondo inchinato. Nuttin but a gangsta partey, ma tu ha vita cortah; ti ho trovato corvo eppoi spenta. Esplosione di Calisto ai confini della matriciana, è romore nero e aria di fieno. Falco in fata. Sonorizzazione di appartamento stellare, con finestre che danno sulle stelle. Malleolo indica la strada, zeon pure, tranquilli perché siamo così abituati a viaggiare nella metrica dellanno luminoso. Non preoccupatevi, il viaggio sarà lungo e listmo delle fauci non deluderà lammarare in porto marameo. Vanhia Tanhia + declino, pirò però in triclinio. Toeletta di charleston, teofania che scorre con lodorato vento reflex. Il plastica alla sabbia, esposizione di fruscelli. Nota imprudente, importante, iterante che sfoggia in posa itinerante, in cangiante corale. Etnie rinate dal substrato fanghiglia, oggi brindiamo al pistillo fluorescente di una notte stellare pistoiese. Smorzata di mago e sorpresa fuori dallo schermo di morte. Richiami siderali per pulsazione peregrina. Arterie pulsanti di plasma di flutto, oggi la spazzatura stellare svanisce con laspirazione del cosmonauta. Il vuoto firmato James. Intonare un canto strozzato in gola, che può redimere qualcuno dalla prigionia di una camera barica. Swazili riporta nei banchetti da coricare, fuoco vivo allena fievole ipnosi di snare. La parabola richiama il foglietto con la potenza del credo, ed è anche per questo che sai volare sulla plastilina, eccesso di volatili spalmata in simil color. Il cristallo è fulgido , splende di viva e grande luce, quando è accoppiato alla catarsi fatta persona. Le macchine veloci come il fulmine, e la percussione percuote trucido rumine. Il silicio non è così malleabile quanto sembri, la fluttuazione delle bolle di falando ne smorza la ricaduta stagna. E così che una nave astrale si addentra nelle caverne daria targate universo. E caso di rifarsi un motore a cilindri polari. Ora la figura agrale si presenta sul piano astrale, laltra indefinita, abissale, finisce per mare. E tradizionale la ploncuria di clima. Cluclu. Tumtum. Burù. Se solo sapessi contare al reverso fino a 10. Me ne accorgerei dellesplosione. Non caricare con contro mediali cosa con cui coricarsi. E ora, rifletti riguardo al triangolo cristiano, al trio. Ora invece, rifletti al blu. E come se le stelle si sgretolino in tutti i riguardi dellarmonia latente. E come se il riverbero della pioggia non si infrangesse sul platino fatto ad hoc, sulla superficie caustica di un corpo stellare in perfetto. Caratura mondiale del limo. Mota. Vagheggi la sola causa del tuo male gutturale, e il tuo mare. Dopò un fulmine, tutto può ricominciare. Anche le grida di flora di palude, di fauna natale di richiamo per cura completa. Richiamo lampada di bolle, poca luce. Svanisce, non cè alcun dubbio. E il nero incombente. Miccitagli della colata. Dalloscurità si frangono perfette, come la perenne successione di sorbetto in contropetto. Fargli il pelo, cor troparola, corbello dabisso. Le nubi turgide, liquide, e le loro storie. Il gas che emana il tufo mentre lava, quando si contorce dal dolore, che ti porti dentro. Il fine vento spruzza di buono, i gabbiani organizzano la solita processione di moto. La di una gradinata è serata di gala, fatta di testuggini in cocchia, più grande della tartana, più grande della tartaruga portuale. Reforming dellultracentrifugazione superstite di modano. Una modella che si compiace del taglio di sabbia in perpetuo porderone. Una grana in grembo grava sul grande nucleo gradito. Una triturazione di grammofoni. Oulàn. Romitaggio per rom dalla faccia, quando fai ste cose, quanto sterco procaccia. Timballo di salsa, cembalo jazz, afro-cubano; ritmo vivace di una clava che, come il pistone di un pistolero, percuote laracnoide, e raccoglie il pitone valente. Il sugo ciak si gira, altrimenti si rassega, e ci fai il crostone, o una shakerata dallegria. Amalgamare residui di brontosauro sgrossato, sgozzato dal retto. Commilitone cè bisogno di te, ma la cruda verita è, che è vana terra formante. Desertificazione senza fine, facile preda dastuzia, maglia di anelli giostranti. Da un po di tempo parlano dalle narici, come se avessero colto larborea focale. Da un po di tempo le stigmate SL mostrano eccessive cure pellistrice. Dopo il tempo torna al non grembo, sapranno come potevi recidere il corano, come potevano sognare di cooperare in assoluta asiatico. Ora che la festa del te è vicina, ti spacci per oro, che invece è ottone, che storia, che Moldavia. Che figo mandorlato, che bontà dagli anfratti scoscesi del K2, la panna montata risponde solo al suo ruolo, che è toroide. Panzanella, una vivanda rustica, utile a rifocillare lo stomaco coriaceo che langue. Poi, una tarantella, istigata dal toporagno, principesca, moana; è la Torah del torbido avvenire, colpevole simulacro di un pistillo simoniaco, che ci fece il solito pistolotto sulla morale; da che pulpito venne la predica! Nevrastenia incontrollabile di Stefano necessita dun pit stop neuronale. Vatonole. La novella picaresca danza perla flogosi delle stelle nane sacrileghe. El lazarillo si spaccia per conoscitore dei rapaci, makkara, parole macedonia, yum, vincere, bloargh. Raspa sugna. Vivo nel terriccio di castagno, quella dimensione ricca di giudizi extrarapidi, costellati da contraddizioni apparenti di fucili dassalto e cotte di maglia. Mazza ferrata e mazzafrusto. Semovente e bazooka. Legno malaysiano divelto. Gne gne di un flicorno. Futurare. E' questo il verbo che ci rende vigili di essere, liberi di pensare alla boreale. Dalla cantina delle fusioni in cuor palmiro, enucleare la baracca fiamminga e il mosaico di gradevoli minuetti con salsa di mirtillo. Partita vincente dei famosi miliziani vitrei, delle doglie d'un suora, anno torto da venti di bava a cento di miglia. Ci vuole un sacco potabile, che ti ci puoi provocare la carena luminescente di un fordista acquattatosi tra le stoppie di quelle che sono le metriche. Bonaccia ci trasporta nella tradizione d'elica e di marmo. E' un periodo fecondo per la creazione golfo, satolla dai lombari, rincorre una fulminante testa sepolta, che è efficace nella fantasma. L'iter dell'alba si traduce in smacco di costa, il senso che rincorre atletiche scorribande di neutralità, farcite alla meglio, per non stagnarle commutate. Bersaglio piccolo, comunque anche Petrini. La mantide si drizza, come conviene; gli amanti vivono di rado, alla deriva. Nominare un cartello è sol compito di rastrello, come dirà rastremando il colombi di grado molare, tinto in bottiglia di vimini, pregno d'astuzia e di contrattacco, leggermente speziato. E' il flavour da intenditore, da vero bolide gattusa, quanto cune eddel tore more, coramina a rassicurare bombole d'aria sterile, microfiltrata con granularità dagli specialisti del controatro. Atto ii di una rappresentazione già pregna di inopia, cura i particolari piu' di te, per mancanza di plastica convessa, fragrante fattoria, fra l'entrata e germina. Saprà meglio di tutti noi cosa ci aspettiamo e cosa noi possiamo derivare, come fossero crogiolanti teche, estatiche chele di qualche animale delle acque, torbide. Come quelle componenti, dal pozzo in terra fluttuano nel mondo esterno, come canopie estinte, una fornitura di rustico inestinguibile, e di inestimabile orrore. Saprai tu, come loro faranno nelle notti quando le stelle non se la sentono di trasalire nel buio profondo di un varco interstellare, basteranno le falangi o un esercito di opliti per sconfiggere uno scarpone di tunnel, quanto basta per rimediare alla velocità terminale, di grigio e giallo in sovrapposizione mielitica, di pasta dolce che non morde, la procura speriamo che non ne rispondera, Giulio chiamò sta bene è contento di viverla cras. Protozoi non cercheranno la loro strada nel plenilunio; si accorgeranno di incappare in boati, sapranno schivare le eruzioni, prurito cutaneo senza pari. La vicinanza, nota cosa, rimargina le ferite di guerra, conforta il soma che scema in sema, è intraducibile. Hanno detto di noi di esseri, e il legno che ne dice, gli stati differiscono per la loro biancheria, che è umida e tiene dirimpetto, in fronte troverai chi se ne cura. Al fronte ci trovi uomini senza speranza, ripongono la sabbia nei guanti, per un cilicio che perdura, ha radici nell'equilibrista, che non cerca un posito sino una gorea (La Storia). A voi in studio.
(c) Johnny Owl |